«Loft girl, sex worker, faccio incontri»

Loft girl, sex worker, io dico: “faccio incontri”. Passionali, perché a me piace il contatto fisico. Non potrei mai spogliarmi davanti a una webcam: in quel caso sì che mi sentirei un oggetto sessuale. Faccio questo lavoro da cinque anni, in orario di ufficio dalle 10 alle 18: due clienti (anche se io li chiamo amanti) a cavallo della pausa pranzo e due nel pomeriggio. Solo se ho voglia. Il bello di questo lavoro è uno stipendio dieci volte superiore a quello da assistente del direttore di una compagnia petrolifera – il mio impiego precedente – e molto tempo a disposizione per me e la mia famiglia. La molla iniziale sono stati i soldi, adesso la libertà. Se cominci e ti trovi bene (i clienti mi fanno gentilezze sconosciute ai miei ex) difficilmente smetti. La prima volta sono stata coinvolta in un “incontro a tre” da una compagna di università bella, laureata in Scienze della Comunicazione e insospettabile come me. Erano mesi che le confidavo un problema di lavoro: i continui palpeggiamenti del mio capo quando rimanevamo soli nella stanza. Ma per paura di venir licenziata non mi azzardavo a reagire. «Tanto vale tu lo faccia per molto più di 1400 euro al mese». Con queste parole Ludovica mi convinse a provare. «Tutto qui?», pensai nonostante un grandissimo imbarazzo iniziale. In ascensore quei 300 euro guadagnati in due ore mi sembrarono un’enormità. Con il tempo invece ho capito che 200 euro all’ora, la mia tariffa standard, ha una funzione fondamentale: tenere lontano i malintenzionati. Rotto il ghiaccio con la professione di accompagnatrice, il passo successivo è stato internet, con la pubblicazione di annunci e foto, senza mai mostrare il viso, sui siti specializzati (costo dell’operazione 300 euro al mese, quello sì che è un business!). Le italiane sono molto richieste, perché con le straniere non sai mai chi si nasconde nelle altre stanze, mariti o protettori pronti anche a derubare i clienti. Io invece ricevo da sola in questo studio, un appartamento preso in affitto grazie al mio commercialista che mi ha fornito una busta paga finta, a garanzia. L’affitto non è un gran problema. Addirittura mi è anche capitato che alcuni proprietari mi proponessero l’affitto di casa loro dopo aver preso il mio telefono dai siti di escort, certi che avrei pagato regolarmente. Qui il custode viene anche a fare le pulizie e quando m’incontra sulle scale è sempre molto gentile, forse perché è straniero. L’ottanta percento dei miei “amanti” è clientela fissa.

I più giovani, sui 25, chiamano anche all’ultimo («Ti prego ho bisogno di vederti, puoi tra un’ora?») mentre gli altri programmano un incontro a settimana

Con alcuni siamo amici e so che è assurdo, ma mi fanno sentire amata. Sarà anche perché il più vecchio non ha più di 55 anni. La paura più grande è che arrivi un parente. Ma finora non è successo, anzi ho rivalutato anche tanti ex fidanzati che pensavo mi tradissero e che invece non hanno mai chiamato. Solo una volta ho avuto un incontro a rischio con un ragazzo in cura psichiatrica. Me la sono cavata rassicurandolo, con grande sangue freddo, sugli aspetti positivi del suo carattere. Da allora se arriva uno che non mi convince non mi faccio problemi a mandarlo via con una scusa qualsiasi. Una volta uno al primo incontro ha esordito: «Se non prendo qualcosa non ci riesco». Aveva già tirato fuori una bustina di polvere bianca quando ho dovuto precisare: «Scegli, o fai sesso con me oppure prendi quella roba». È escluso che incontri uomini dopati, anche perché non sai mai come reagiscono. Alla fine siamo arrivati a un compromesso proposto da lui. Dopo aver sniffato la cocaina tra le mie tette (oltre alla puntualità, la sesta di reggiseno è una delle cose che più piacciono di me) si è rivestito e se ne è andato obbediente. A proposito pratiche sadomaso o bondage vanno per la maggiore nel mio lavoro. Però nonostante mi paghino a peso d’oro a me non piace far male a qualcuno. Forse perché sono già dominatrice di mio nella vita di tutti i giorni e un simile cambio di prospettiva non mi eccita più di tanto. Se non mi volessi bene non durerei a lungo in questo campo.

Ai clienti che cominciano ad affezionarsi dico: «Con questi soldi tu paghi il tempo, non Angelica». Con quelli che pretendono l’esclusività invece devo troncare. Non sai che soddisfazione c’è nel dire “no” a chi semplicemente va oltre. Senza paura di aver perso un guadagno perché il mio lavoro non conosce crisi, a differenza di mia sorella che continua a cercare un posto da insegnante nonostante nell’indifferenza generale. La mia famiglia d’origine, gli amici e anche mio marito sanno semplicemente che faccio il lavoro di prima. Mi pesa dovergli mentire, ma mi peserebbe di più dargli un dispiacere: se raccontassi della fonte dei miei guadagni immediatamente penserebbero al lato più squallido della faccenda. Invece sono orgogliosa della mia attività: ho tempo per accompagnare mia madre a fare dialisi, vado in palestra a giorni alterni, mi prendo cura della casa e soprattutto degli affetti che è la cosa che più conta. Se penso a un figlio (chissà!) penso alle mie amiche-colleghe, le uniche con cui non devo mentire. Molte sono mamme single che dopo il fallimento dei matrimoni hanno garantito ai figli la stessa vita di prima. Ieri ho salutato Ludovica, quella della mia prima volta, alla vigilia delle nozze. Quando parlo di lei con mio marito lui scherza dicendo: «Perché non la frequenti un po’ di più? Saresti meno suora». Per strada si accorge che non c’è uomo che catturi la mia attenzione. Ci credo, per me è lavoro! E prima di tornare a considerarlo l’espressione dell’amore ho bisogno di qualche ora di decompressione. Per me il piacere più grande è farmi leggere un libro da mio marito prima di addormentarmi. Un po’ come quando Jep Gambardella nel film La grande bellezza alla spogliarellista Ramona dice: «È stato bello non fare l’amore».

originalmente pubblicato su Gioia! del 6 aprile 2013

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