Come gli insetti aiutano a risolvere i delitti. Intervista all’entomologa Paola Magni

Al posto dell’acquario sulla scrivania di Paola Magni, entomologa forense nata a Torino 39 anni fa, c’è un terrario pieno di coleotteri (lei li chiama “dermestidi”). In tema con la sua strana specializzazione: l’entomologia forense studia gli insetti utili a fornire indicazioni preziose a chi cerca di scoprire un crimine. Non necessariamente un delitto ma anche, ad esempio, una truffa alimentare. Il curriculum della professoressa Magni inizia dal Civico Obitorio piemontese per passare negli Usa al Forensic anthropology center, conosciuto come la fabbrica dei corpi (“body farm”), dal titolo di un romanzo di Patricia Cornwell, per arrivare sei anni fa in Australia. Dove vive con il marito e la loro bambina di due anni e lavora come insegnante, ricercatore e direttore del centro di ricerca Script alla Murdoch University. Una carriera brillante la sua, che appassionata di divulgazione scientifica ha appena vinto il FameLab 2019 nell’edizione australiana, primo talent internazionale della scienza. Esempio incoraggiante per tutte le ragazze innamorate delle materie scientifiche.

Dr Paola Magni, Senior Lecturer in Forensic Science at Murdoch University. Photo by Shivani Radia

Tutto inizia nel 2005 a Torino con una laurea in Scienze Naturali per poi arrivare in Australia dove ora vive. Che cos’è accaduto nel mezzo?
In realtà il mio primo grande amore era la biologia marina ma in Piemonte, lontano dal mare, diventava complicato. Optai per l’erpetologia, lo studio di rettili e anfibi. Nel 2001 partecipai anche a una spedizione in Kazakistan per studiare la genetica dei rospi del lago d’Aral. Ma tornai a casa poco convinta: mi sembrava che le mie ricerche, seppur utili alla scienza, non cambiassero la vita di nessuno.
Da qui l’interesse per gli insetti?
All’inizio mi erano abbastanza indifferenti: le zanzare neanche mi pungono! M’iscrissi per caso al corso facoltativo di entomologia in cui il professore esordì: “Gli insetti sono gli animali più presenti sulla Terra ma sono relativamente poco studiati. Gli entomologi di solito si occupano di quelli belli come farfalle e coleotteri, nocivi come cavallette e cimici, o utili come le api. Ultimamente però sta aumentando l’interesse per gli insetti utili a ricostruire eventi legati ai crimini. Un breve accenno e…avevo trovato la mia strada! Non solo i miei studi potevano esser utili, ero anche fan di Jessica Fletcher, La signora in giallo della tv. Per approfondire la disciplina, all’epoca quasi sconosciuta in Italia, volai a Londra al convegno degli entomologi forensi europei. Cinquanta in tutto. Oggi nel mondo siamo circa 250, la metà sono donne.
Non temeva d’imbattersi prima o poi in qualcosa di ripugnante?
Nessun animale mi fa impressione. Il timore semmai era di trovarmi di fronte ad una situazione psicologicamente difficile, poiché le analisi si svolgono per lo più su esseri umani rinvenuti cadavere. L’ansia iniziale era: “Chissà come reagirò davanti alla salma di una ragazza come me o di un bambino”. Quando poi mi ci sono trovata mi sono focalizzata unicamente sull’evidenza scientifica del caso.
Lo dice forte dell’esperienza all’obitorio di Torino?
Sicuramente. Dopo due anni di pratica per la tesi di laurea, col cellulare sempre acceso in attesa del ritrovamento di un corpo decomposto da analizzare, per altri cinque anni ho lavorato lì occupandomi di diversi casi di entomologia forense, tra cui infestazioni di prodotti immagazzinati e invasioni di cimici nei letti d’albergo.
Nei casi di morte sospetta come si svolge il suo lavoro?
Posso venir chiamata sulla scena del crimine, al momento dell’autopsia, o dopo mesi o anche anni dal delitto come nel caso dell’omicidio della 18enne Serena Mollicone uccisa nel 2001 a Arce, provincia di Frosinone. A dieci anni dalla sua morte ho visionato il video dell’autopsia, analizzato il luogo del rinvenimento del corpo, gli insetti rimasti nelle trame dei suoi vestiti e reperito informazioni meteo dell’epoca. Analisi mai fatte prima che mi hanno permesso di fornire nuovi dati agli inquirenti, per continuare poi le indagini.
Quali informazioni preziose fornisce la presenza degli insetti in questi casi?
Le cause di morte, per esempio, in base alla loro disposizione sul corpo. Se infatti troviamo insetti sul palmo delle mani, dove è raro che vengano depositate le uova (di solito avviene in posti con alto tasso di umidità e facile accesso all’interno del corpo: occhi, naso, bocca, orecchie e genitali), è possibile ipotizzare la presenza di ferite, ad alto tasso di umidità, su quei palmi ormai decomposti. Se confermati da ulteriori analisi gli insetti hanno così fornito dettagli sulle dinamiche della morte: colpi d’arma di taglio che la vittima ha presumibilmente cercato di schivare portandosi le mani al volto.
E se i resti sono molto decomposti?
In questo caso gli insetti sono fondamentali. Per esempio se il soggetto è morto per overdose o avvelenamento si troverà traccia di droga o veleno negli insetti che si sono nutriti del corpo. “Sei quel che mangi” è quanto mai vero qui. È lo stesso concetto per cui alle donne in dolce attesa consigliano di non mangiare troppo pesce che potrebbe assorbire mercurio presente negli organismi di cui si nutre, mettendo così a rischio il piccolo.
A proposito di maternità, è più stanziale da quando è mamma?
Mia figlia avuta due anni fa con mio marito, un farmacista australiano, viaggia con me per la maggior parte delle volte. Quest’anno sono stata dalla Malesia al Texas per conferenze e lezioni a studenti e forze di polizia di vari paesi. Negli ultimi anni poi mi sono dedicata alla divulgazione scientifica. Da una parte lavoro in un campo difficilmente condivisibile (i casi di cui mi occupo sono secretati), ma adoro comunicare la scienza che c’è dietro le investigazioni.
Quest’anno ha vinto anche il premio come migliore comunicatrice scientifica di tutta l’Australia.
Un onore! Ho vinto il primo posto al concorso australiano FameLab e ho avuto la possibilità di rappresentare l’Australia e la mia università alle finali mondiali in Inghilterra, dove hanno partecipato 35 paesi, Italia compresa. Sono arrivata quarta, prima tra le persone non madrelingua inglese.
Gli insetti sono il cibo del futuro. Mai mangiati?
Sì, ormai vanno di moda. Qui a Perth vendono delle saliere con cristalli di sale mischiati a piccoli coleotteri morti, non sanno di niente. Non ho però mai assaggiato quelli ricoperti di cioccolato!

Originalmente pubblicato su Donna Moderna
(il numero non me lo ricordo) del 2019

aggiornamento

La dottoresssa Paola Magni della Murdoch University fa ora parte di un team internazionale di ricercatori finanziati dalla Khalifa University of Science and Technology negli Emirati Arabi Uniti per indagare come il virus COVID-19, solitamente presente in animali come i pipistrelli, abbia fatto “il salto” agli umani.
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