Romania. Una protesta pacifica e luminosa

Catalina Sofan da giorni chiude il suo negozio di biciclette e passa gran parte della notte in piazza. Cosmin Alexandru, consulente aziendale, nel weekend protesta con la figlia di 5 anni sulle spalle. Ioana Isopescu, proprietaria di una storica tipografia di Bucarest, stampa e distribuisce striscioni con su scritto #rezist. Sono le storie di alcuni dei circa 300 mila manifestanti che da dodici giorni (fino a domenica scorsa) protestano in Piata Victoriei a Bucarest davanti al palazzo del Governo. Per lo più 30-40enni connessi e istruiti, sono i figli di chi ha sfidato la dittatura di Ceausescu che negli anni ’80 razionò cibo e benzina mentre si faceva costruire il palazzo governativo più costoso di tutta la storia (oggi sede del Parlamento, si vede dalla Luna). Ma sono soprattutto anche i genitori dei cittadini di domani, non più costretti – si spera – a dover emigrare.

Nonostante le temperature sotto zero «protestiamo contro la corruzione. Nello specifico, contro il governo guidato dai Social Democratici del partito PSD, che appena insediato ha approvato un decreto urgente che permette loro di sottrarre fondi pubblici fino a 45 mila euro senza conseguenze legali di sorta» spiega Cosmin, 47. Il decreto “salva-corrotti” è stato firmato il 31 gennaio a tarda notte. Pochi minuti dopo i primi 15 mila erano già in strada al grido di “la situazione è così grave che anche gli introversi scendono in piazza”. Nonostante, dopo 4 giorni di proteste (in modalità pacifica, tra slogan e migliaia di luci dei cellulari accese all’unisono), il governo abbia ritirato il decreto la maggior parte dei ragazzi dell’anticipata “primavera romena” non si arrende. «Vogliamo le dimissioni dell’esecutivo», precisa Catalina, 30 anni, che con una laurea in chimica e un master in Uk in patria non ha trovato un impiego adeguato. «È terribile guardarsi allo specchio e sentirsi impotenti. Ora, più che mai, dobbiamo agire uniti per difendere la giustizia».

Il loro eroe è un magistrato donna, Laura Codruta Kovesi, 44 anni, da 3 a capo della DNA, la direzione nazionale anticorruzione. La corruzione stritola molti aspetti della vita sociale (vi ricorda qualcosa?) «Non c’è giorno in cui il figlio di un senatore non ottenga un lavoro senza concorso o graduatoria. Devi pagare tangenti per passare un esame a scuola o avere un trattamento decente in un ospedale pubblico. Per assurdo i medici che non accettano soldi extra sono i meno rassicuranti. I pazienti infatti pensano che se un medico rifiuta la “mazzetta” è il segno che sono considerati malati terminali», spiega Chiriac Corin, 39 anni, pubblicitario. «La corruzione è ovunque – conclude Ioana, 42, a capo di 30 dipendenti. Ma qui, stiamo parlando della nostra ultima possibilità di democrazia, prima di ripiombare in altri 25 anni di buio, nelle mani di un piccolo gruppo di corrotti». I Millenials romeni conoscono la Storia. E vogliono cambiarla.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *